Dal 2 al 6 marzo, i dodici diaconi prossimi al sacerdozio si sono recati a Roma, accompagnati dal Rettore e dal loro Padre spirituale, per il tradizionale pellegrinaggio in vista dell’ordinazione.
Ci possono essere molte ragioni per andare a Roma, ma questa ne accomuna molte, certamente la più importante: il Papa. La settimana che i diaconi della nostra Diocesi hanno vissuto a Roma, all’inizio dello scorso marzo, è precisamente la testimonianza di questo. Che quei giorni si possano definire un viaggio o un pellegrinaggio o anche una visita istituzionale a tante realtà di Chiesa poco importa: tutto è ruotato intorno a quella figura di bianco vestita, Vescovo della Chiesa romana, che tutte le altre presiede nella comunione e nella carità.
La tradizione di questo pellegrinaggio, che gli ordinandi presbiteri della Diocesi di Milano compiono pochi mesi prima dell’ordinazione, affonda le sue radici nell’epoca in cui Giovanni Battista Montini, già arcivescovo di Milano, divenne papa Paolo VI. Fu proprio lui a volere che i diaconi ambrosiani avessero la possibilità di conoscere più da vicino – e come dal di dentro – alcune realtà romane, decisive per la vita della Chiesa universale, ma in particolare quelle legate all’Arcidiocesi di Milano. E così, da allora, tutto il pellegrinaggio ruota intorno alla figura di Pietro e dei suoi successori.
SULLA TOMBA DI PIETRO
La visita alla necropoli vaticana ha dato, da subito, il tono di un viaggio letteralmente, e fisicamente, condotto intorno a Pietro. Esplorare la necropoli romana sotto la grande Basilica di San Pietro equivale sostanzialmente a fare una passeggiata nel I secolo; gli edifici funebri di allora sono molto ben conservati, dopo essere rimasti per secoli completamente interrati sotto le due basiliche vaticane che si sono succedute: la costantiniana e l’attuale.
Il viaggio inizia qui, vicino a Pietro, nel luogo che ancora oggi custodisce quelle che potrebbero essere le sue spoglie mortali, su cui è andata costruendosi la Chiesa. Non per niente, proprio all’altare della tomba di Pietro, nelle Grotte vaticane, i diaconi hanno voluto celebrare la Messa ogni giorno, insieme ai cardinali Francesco Coccopalmerio e Gianfranco Ravasi, originari dell’Arcidiocesi ambrosiana, Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e Luis Antonio Tagle, proprefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione.
L’INCONTRO CON LE MEMORES DOMINI
A fianco dell’altare alla tomba di Pietro riposano le spoglie mortali di papa Benedetto XVI. Sulla sua tomba, i diaconi hanno potuto pregare insieme alle Memores Domini che si sono prese cura di papa Ratzinger, sia durante il suo pontificato sia quando si è ritirato come Papa emerito.
Per oltre diciassette anni, queste laiche legate a Comunione e Liberazione hanno vissuto con il Papa, offrendogli un contesto semplice e familiare, a cui fosse sempre possibile tornare. L’incontro con le Memores Domini è stato tanto semplice quanto profondo ed emozionante: il loro racconto della vita spesa con Benedetto XVI ha mostrato il profilo di un Papa santo, tanto delicato nei modi, quanto deciso nell’annuncio della verità.
AL PONTIFICIO SEMINARIO LOMBARDO
Come noto, il successore di papa Ratzinger, Francesco, riposa nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Anche qui i diaconi hanno voluto recarsi per rendere omaggio al Pontefice che ha accompagnato quasi tutto il loro cammino vocazionale, dentro e fuori dal Seminario.
Proprio di fronte a Santa Maria Maggiore si trova, invece, il Pontificio Seminario Lombardo, casa dei sacerdoti ambrosiani a Roma, ormai da moltissimi anni. Il Lombardo ha accolto gli ordinandi presbiteri; il rettore, don Mario Antonelli, ha presieduto la Messa a cui è seguita una cena informale e una serata di semplice fraternità. Altro presidio ambrosiano in terra capitolina è la grande Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, dove è custodito il cuore di san Carlo e dove i diaconi hanno celebrato il vespero – rigorosamente in rito ambrosiano – insieme ai presbiteri e vescovi milanesi, attualmente residenti a Roma. Alla preghiera nel cuore dell’Urbe è seguita la cena, l’occasione di assaporare le molteplici espressioni dell’impegno dei tanti ambrosiani nei diversi dicasteri romani.
L’UDIENZA CON IL PAPA
Ma il cuore del viaggio è stato certamente l’incontro con Robert Francis Prevost, papa Leone XIV. All’udienza del mercoledì, il Pontefice ha offerto la sua meditazione a partire dalla Costituzione conciliare Lumen Gentium, in particolare quando questa si riferisce alla Chiesa come una «realtà complessa». Si è chiesto il Papa: «In che consiste tale complessità?». La Chiesa è certamente, a volte, anche una realtà complicata, «nella lingua latina, però, la parola “complessa” indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà». È sembrata questa una meravigliosa chiave di lettura per tenere insieme, ancora una volta, le moltissime espressioni che la Chiesa offre al mondo e che, stando a Roma, si possono ammirare in tutta la loro complessità.
Dopo l’udienza, il Papa ha voluto salutare molti dei presenti, tra cui il gruppetto dei diaconi. L’incontro è stato breve, ma intensissimo; l’impressione è stata quella di trovarsi di fronte a un uomo contento, lieto di poter servire la Chiesa anche attraverso il complesso e delicatissimo ministero petrino.
Tratto dal numero 4 (Aprile 2026) di “Fiaccola”