Fiaccolina

Un’amica nel cammino

E finalmente Fiaccola ebbe una sorellina! La chiamarono Fiaccolina.
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Icona Fiaccolina

E finalmente Fiaccola ebbe una sorellina! La chiamarono Fiaccolina.
Fiaccola era già grande, seria, tutta presa dall’attenzione alla vita e alle necessità del Seminario, ma Fiaccolina era così spiritosa e fantasiosa da strappare a tutti un sorriso, anche a una rivista così seria come era Fiaccola. Fiaccolina, infatti, amava stare con i ragazzi e le ragazze e renderli migliori con l’amicizia. Era, ed è rimasta ancora oggi, insofferente di certi vezzi degli adulti.
Per esempio, non può sopportare che i ragazzi e le ragazze siano trattati come bambolotti da portare in esposizione per dire: «Quanto è bella mia figlia, quanto è bello mio figlio! Parla anche inglese. Suona anche il pianoforte! ». Perciò Fiaccolina dice: «Noi siamo ragazzi, abbiamo voglia di giocare, non trasformateci in oggetti da esposizione!».
Non sopporta quando i ragazzi e le ragazze sono trattati come principini che devono essere serviti in tutto e accontentati in ogni capriccio. Perciò Fiaccolina dice: «I ragazzi sono più contenti quando si rendono utili che quando sono accontentati in tutto. Anche loro vogliono servire più che essere serviti: sanno che c’è più gioia nel dare che nel ricevere ». Perciò Fiaccolina si rivolge volentieri ai chierichetti per incoraggiarli a servire, a servire bene, a servire insieme. Uno da solo non può fare nulla, ma quando si è in gruppo e c’è una guida saggia si possono fare meraviglie, seminare gioia, far compagnia a chi è solo, servire all’altare in modo da aiutare a pregare.
Fiaccolina trova antipatici quegli adulti che trattano i ragazzi da imbecilli e credono di farli felici perché rinchiudono i ragazzi e le ragazze in un mondo virtuale, dove tutto è finto, dove si può essere cattivi senza conseguenze e disonesti senza farsi scoprire.
Fiaccolina dice: «Noi non siamo imbecilli e vogliamo sapere la verità della vita e della morte, del bene e del male, di che cosa vi rende infelici e della promessa di felicità alla quale credete».
Fiaccolina non capisce perché ci siano adulti, papà e mamme, che trovano imbarazzante pregare e insegnare a pregare. Ci sono adulti che sono convinti che i ragazzi abbiano bisogno di scarpe belle, di vestiti firmati, di fare sport, di fare una visita dall’oculista, di mangiare attenendosi a una dieta equilibrata… Ma pensano che i ragazzi non abbiano bisogno di pregare. Per questo Fiaccolina propone preghiere e invita a pregare in casa, nel gruppo e da soli. C’è bisogno di pregare per apprezzare la vita: la vita, infatti, non è una bella o brutta avventura senza senso, è una vocazione.
Fiaccolina ama raccontare storie. Non però storie fantastiche di personaggi immaginari, di mondi strampalati, di eroi dai poteri improbabili che replicano sempre le stesse vicende. Fiaccolina racconta storie vere, di persone che hanno vissuto, hanno fatto festa e hanno pianto, storie che sono edificanti e commoventi e che i disegnatori rendono divertenti. Storie che diventano un invito: se questo e quell’altro, uomini in carne e ossa, hanno fatto queste cose meravigliose, allora anche tu…
Fiaccolina, la sorella minore, è una compagna di banco, un’amica nel cammino, una voce che chiama… È bello averla vicina!

Tratto dal numero 8-9 (Agosto-Settembre 2026) di “Fiaccolina”