I miracoli di Gesù

L’acqua che si trasforma in vino

A partire da questo numero, nei fumetti racconteremo i miracoli di Gesù, in particolare quelli che troviamo nel Vangelo di Giovanni e ci soffermeremo sul loro significato.
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Per iniziare dobbiamo dire che i miracoli sono azioni che Dio compie nel corso della storia, però sbaglieremmo alquanto se li riducessimo a un’azione magica, a un evento fuori dalla normalità che ci risolve tutti i problemi.
I miracoli sono qualcosa di molto più bello, di molto più vero; certamente sono qualcosa di non comune e proprio per questo possono stupirci, farci riflettere e far sorgere in noi domande.
Quando Gesù compie i miracoli, grandi o piccoli, raccontati nei Vangeli o assaporati nelle nostre vite, vuole mostrare quale sia il vero volto di Dio. I miracoli annunciano la grande notizia: Dio si è fatto uomo in Gesù, per mostrarci quanto ci ami e quanto stia accanto alle nostre vite! I miracoli, dunque, non sono una bella magia che chiediamo a Dio e lui la esaudisce con uno schiocco di dita. Infatti, attraverso i miracoli il dono più grande che Dio ci fa è la sua amicizia, la sua presenza, il suo amore. Lui solo è il tesoro prezioso da chiedere e da custodire sempre nelle nostre preghiere. I miracoli servono soprattutto a capire meglio questo e a ricordarcelo.

La preghiera di Maria
Il fumetto si apre mostrando tutti i preparativi necessari per un grande matrimonio che doveva essere celebrato a Cana di Galilea, una cittadina nel nord della Terra Santa. Al tempo di Gesù la festa di nozze era un evento molto serio e assai complesso da organizzare; i festeggiamenti, infatti, duravano una settimana intera e coinvolgevano tutte le persone del paese. Questo ci fa capire di quanto vino necessitassero gli sposi: tantissimi litri!
Il giorno delle nozze, però, il vino non è sufficiente e non è Gesù ad accorgersene, ma Maria. È proprio lei ad avvisare suo figlio. Tuttavia, non gli rivolge una richiesta specifica e nemmeno gli chiede di compiere un miracolo, gli dice semplicemente: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Maria si affida totalmente e con serenità al Signore, sapendo che egli «sa di quali cose abbiamo bisogno prima ancora che gliele chiediamo» (Mt 6,8). È sempre lei a dire ai servi di fidarsi anche loro di Gesù: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Queste sono le ultime parole di Maria riportate nei Vangeli, quasi un suo testamento spirituale. Consiglia loro di affidarsi al Signore e così avranno sempre la gioia della festa: perché Gesù è il vino della festa, la vera gioia della vita! Maria, dunque, ci consegna il segreto della preghiera. Essa cessa di essere un’imposizione verso Dio e si trasforma in un dialogo bello con Gesù, così come un amico parla a un amico.

Il primo segno
Dopo la richiesta di Maria, ecco che Gesù si muove. Chiede ai camerieri del banchetto di riempire con l’acqua fino all’orlo le grandi anfore di pietra, che si trovavano nel magazzino vicino alla sala da pranzo. Fatto ciò, i camerieri portano un calice del liquido prelevato dalle anfore al maestro del banchetto.
Il maestro del banchetto, nel mondo antico, era colui che curava il corretto svolgimento della festa di nozze, gestendo i camerieri e assaggiando il vino per verificarne la qualità. Ebbene, appena assaggiato un sorso del liquido delle anfore, egli si meraviglia di quanto quel vino sia buono. I camerieri si stupiscono, perché solo loro sapevano di aver riempito le anfore di acqua e non di vino!
Hanno appena assistito al primo miracolo di Gesù. Ci dice l’evangelista Giovanni, che era presente a quella festa, che «questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Cioè con questo miracolo Gesù aveva iniziato a insegnare che Dio ci è vicino e ci ascolta perché ci ama: ecco il suo potere, la sua gloria.
Il miracolo delle nozze di Cana ci insegna ad aver fiducia nel nostro amico Gesù, Dio vicino a noi che sa ascoltare i nostri bisogni. Se ci affidiamo a lui saremo certi che «le anfore da vuote diverranno piene e che la nostra vita si trasformerà, da spenta ad accesa» (cfr. papa Leone XIV, Meditazione 11 ottobre 2025).

Tratto dal numero 11 (Novembre 2026) di “Fiaccolina”