Eccellenza, nella Proposta pastorale per quest’anno rinnova l’invito alla preghiera per le vocazioni, segnalando il rischio che diventi «un puntiglio di pochi, anziché una invocazione di molti». Perché raccomanda di frequente la preghiera per le vocazioni?
Raccomando la preghiera per le vocazioni, perché raccomando la preghiera. La preghiera, infatti, è grazia dello Spirito Santo che ci rende disponibili a conformarci al Signore e questa è la vocazione di tutti: diventare figli nel Figlio.
Pregare significa dunque lasciarsi condurre a realizzare la propria vocazione a diventare figlio, figlia in Gesù.
Padre mio,
mi abbandono a te,
fa’ di me quello che vuoi.
Qualsiasi cosa tu faccia di me
io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto.
Purché si compia la tua volontà in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
la do a te, mio Dio,
con tutto l’amore che ho nel cuore,
perché ti amo,
e perché ho bisogno di amore,
di far dono di me
di rimettermi nelle tue mani
senza misura, con infinita fiducia,
perché tu sei mio Padre.
(S. Carlo de Foucauld)
A chi è rivolto questo invito?
Chi deve compiere scelte importanti per la sua vita (adolescente, giovane, giovane adulto) prega perché le scelte siano il modo proprio di realizzare la vocazione a diventare figlio di Dio.
Chi ha già compiuto le scelte importanti e definitive (adulto) prega perché le scelte che deve compiere e le responsabilità che assume (diventare genitore, assumere responsabilità nella vita civile, ecclesiale, politica) siano il suo modo di portare a compimento la sua vocazione a essere sempre, in ogni situazione, figlio di Dio.
Chi subisce eventi drammatici (la malattia, l’incidente, la morte della moglie, del marito) prega perché nel dramma si compia la sua vocazione: essere conforme all’immagine di Gesù.
O Dio, che per la forza dello Spirito
Santo iscrivi indelebilmente nel
cuore dei credenti la santità della tua
legge, donaci di crescere nella fede,
nella speranza, nell’amore, perché,
conformandoci sempre al tuo volere,
ci sia dato di conseguire un giorno
la terra della tua promessa.
(Messale ambrosiano)
Come un giovane può pregare davvero per la propria vocazione?
La preghiera del giovane è silenzio per ascoltare Gesù che chiama a seguirlo, per essere come lui, figlio di Dio.
La preghiera del giovane è domanda, inquietudine, perché, come Maria, si deve domandare: che cosa significa questo saluto, questa parola che Gesù mi rivolge?
La preghiera del giovane è affidamento, perché lo Spirito Santo rende possibile la fede: credere che proprio questa è la via della salvezza, diventare come Gesù, vivere come lui.
Prendi, Signore,
e ricevi
tutta la mia libertà,
la mia memoria,
la mia intelligenza
e tutta la mia volontà,
tutto ciò che ho e possiedo;
tu me lo hai dato,
a te, Signore, lo rendo;
tutto è tuo, di tutto disponi
secondo la tua volontà:
dammi solo il tuo amore
e la tua grazia;
e questo mi basta.
(Ignazio di Loyola)
Nella visita pastorale lei dona a ogni parrocchia una lampada che ricordi la preghiera per le vocazioni.
Come una comunità parrocchiale può educare a questa preghiera?
Credo che i genitori sapienti, i preti, gli educatori sappiano dell’irrinunciabile dimensione orante della vita. Credo che chi insegna a pregare, insegna a portare la propria vita nell’amicizia di Gesù.
Che cos’è la vita, se non vocazione? La lampada rossa è un segno per dire: questa è la vita, questa è la via della gioia, consumarsi per fare luce. Pregare, in fondo, non è altro che entrare nella amicizia di Gesù per chiedere di poter vivere così: consumarsi per fare luce.
A te grido, Signore, mia roccia,
con me non tacere:
se tu non mi parli,
sono come chi scende nella fossa.
Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.
(Salmo 28,1-2)
Come fare perché la dimensione vocazionale di tutta la pastorale, soprattutto quella giovanile, rimanga viva e non «svanisca nel generico», come segnala nella Proposta pastorale?
Coloro che si dedicano alla Pastorale giovanile, preti, consacrate, educatori, dovrebbero aver chiaro che la giovinezza è il tempo per diventare adulti e quindi è il tempo perché ciascuno decida in che modo può diventare un adulto che realizza la vocazione cristiana. Per aiutare questa decisione è decisivo il rapporto personale tra educatore e giovane, l’accompagnamento di ciascuno a vivere così la giovinezza, con il desiderio di diventare adulto e il desiderio di un discernimento sapiente. Per aiutare questa decisione è decisiva l’appartenenza a una comunità di coetanei che condivide il desiderio di diventare adulti e perciò prega, pensa, pratica il servizio ai più piccoli, ai poveri, ai sofferenti. I poveri, infatti, possono essere eco
della voce di Gesù che chiama.
Ci sono proposte, stili ed esperienze che ritiene più feconde per una Pastorale giovanile realmente vocazionale?
Nelle nostre comunità sono proposte molte esperienze meravigliose per procedere nella direzione indicata. Si propongono, infatti, ritiri, pellegrinaggi, esperienze di servizio, incontri di condivisione, visite a persone consacrate nei Monasteri o in Seminario. Possono essere esperienze molto feconde per incoraggiare a fare della giovinezza il tempo propizio per incontrare Gesù e sperimentare l’attrattiva della
sequela e vivere il dramma della scelta.
Tratto dal numero 11 (Novembre 2026) di “Fiaccola”