Verso la Quaresima

“Epifanie” della misericordia di Dio

l tempo “dopo l’Epifania”, nella sua parte conclusiva, prepara i fedeli ambrosiani a entrare nella Quaresima, in particolare attraverso la domenica “della divina clemenza” e “del perdono”.
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La misericordia del Signore, presente nelle letture di questo periodo dell’anno liturgico, ci invita a rinnovare la nostra esistenza per comprendere al meglio il significato della Pasqua.

Celebrate le diverse manifestazioni dell’identità divina di Gesù, iniziando dal suo riconoscimento da parte dei Magi e proseguendo con la sua attestazione al momento del Battesimo nel Giordano, per giungere poi al segno miracoloso alle nozze di Cana, il tempo “dopo l’Epifania”, nella sua parte conclusiva, prepara il cuore dei fedeli ambrosiani a entrare nella Quaresima, in particolare attraverso le domeniche “Penultima”, detta “della divina clemenza”, e “Ultima”, detta “del perdono”.
La verità dell’annuncio contenuto nella lettera dell’apostolo Paolo (Tt 2,11), che risuona nella liturgia della Parola del 6 gennaio («È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini»), appare in tutta la sua nitidezza nei Vangeli di queste due domeniche, nei quali si possono contemplare vere e proprie “epifanie” della misericordia del Signore.

LO SGUARDO BENEVOLO DI GESÙ
Nella “Penultima” risplende lo sguardo benevolo di Gesù sull’umanità peccatrice, rappresentata nell’anno A dall’adultera condotta alla lapidazione (Gv 8,1-11) e nell’anno B dalla donna peccatrice che in casa di Simone, il fariseo, gli bagna i piedi con le lacrime e li asciuga con i capelli (Lc 7,36-50); nell’anno C la chiamata di Levi, il pubblicano (Mc 2,13-17), mostra come la misericordia divina sia principio di una vita rinnovata. Le altre pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento consentono di riconoscere che sempre l’amore di Dio si riversa in abbondanza sulle sue creature.
Il Salmo 105 (106), proposto dopo la Lettura (anno A), alla confessione della colpa («Abbiamo peccato con i nostri padri, delitti e malvagità abbiamo commesso… ») associa la memoria di Dio che «si ricordò della sua alleanza» e «si mosse a compassione, per il suo grande amore ». I fedeli riuniti a celebrare i divini misteri possono dunque esortarsi a vicenda cantando: «Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre» (ritornello del Salmo).
Una delle due orazioni “all’inizio dell’assemblea liturgica”, proposte dal Messale ambrosiano rinnovato, in questa domenica affida al Padre le miserie dell’umanità con un atteggiamento di piena fiducia nei confronti della sua magnanimità. Imploriamo, o Dio, la tua misericordia: non condannarci, come meriteremmo, per i nostri peccati, ma riportaci sempre sulla retta via, secondo la tua clemenza; non adirarti per le nostre ingiustizie, ma la tua pietà che è sempre più grande di ogni miseria, sorregga la debolezza dei tuoi figli.
Sottolinea, ancora una volta, l’assoluta precedenza dell’opera di Dio rispetto alla fragile volontà umana il canto “allo spezzare del pane”, echeggiando il celebre passo paolino di Rm 5,8: «Dio ci dimostra il suo amore perché, quando eravamo peccatori, Cristo morì per noi».

PECCATORI CHE SPERIMENTANO LA GRAZIA
L’ultima domenica “dopo l’Epifania”, detta “del perdono”, alle soglie ormai della Quaresima, in vista del cammino che la Chiesa sta per intraprendere presenta figure di peccatori che sperimentano la grazia apportatrice di salvezza. È quanto si coglie nella parabola del padre misericordioso (Lc 15,11-32) proclamata nell’anno A, in quella del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14) riservata all’anno B e nella vicenda della conversione di Zaccheo (Lc 19,1-10) narrata nell’anno C.
Le Letture e le Epistole sono correlate a questi brani evangelici dai quali sono illuminate nel loro significato più profondo.
I Salmi 102 (103) e 129 (130), ricorrenti nel ciclo triennale della liturgia della Parola, ribadiscono che «misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore» e rassicurano che presso di lui sono il perdono e la misericordia «e grande è con lui la redenzione».
Il formulario della Messa, approntato nel Messale del 2024, è in piena consonanza con questi testi biblici. “All’inizio dell’assemblea liturgica” la Chiesa ambrosiana si rivolge così al Signore:
O Dio, che non respingi nessuno per quanto abbia peccato e perdoni sempre chi è veramente pentito, accogli le nostre umili suppliche e, illuminando con la tua luce i nostri cuori, serbaci in ogni tempo fedeli alla tua legge. Il tempo di Quaresima aiuterà i fedeli a riscoprire la luce che viene dal Battesimo e la bellezza di quella Parola che sola è capace di orientare veramente i nostri passi, con la certezza, proclamata, sempre in questa domenica, dal prefazio che «la fede in lui ci ravviva, ci conforta la speranza, ci unisce l’amore. Il suo perdono è gratuito e, mentre la nostra coscienza ci accusa, la sua misericordia ci purifica dalle colpe».
La modalità ambrosiana di vivere l’anno liturgico è, a ben vedere, caratterizzata da un’efficace pedagogia che aiuta a passare non repentinamente da un tempo all’altro: le due settimane che concludono i giorni dedicati al Mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio orientano i cuori dei fedeli verso la Quaresima, mentre la domenica all’inizio del tempo dei Quaranta giorni, aprendo il nuovo tratto di cammino, nel canto all’ingresso sembra voler riassumere il messaggio risuonato nelle due precedenti:
Pietoso e pronto al perdono è il Signore che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma, come un padre perdona i suoi figli, così è pietoso con noi il nostro Dio. Nel suo amore, che a tutti è vicino, cerchiamo rifugio per celebrare con gioia la Pasqua del nostro Salvatore.

Tratto dal numero 2 (Febbraio 2026) di “Fiaccola”