Viaggio missionario

In Cambogia per arricchire il nostro percorso di fede

Tra le esperienze estive proposte ai seminaristi, particolarmente significative sono quelle nelle terre di missione. Qui raccontiamo un viaggio in Cambogia, accanto ai missionari del Pime, scoprendo un modo diverso di essere Chiesa.
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Prima di partire conoscevo davvero poco riguardo alla Cambogia. Si erano appena concluse le settimane intense di oratorio estivo e campeggio, non avevo ancora maturato la consapevolezza del viaggio che mi attendeva, né trovato il tempo opportuno per informarmi riguardo questo piccolo, ma affascinante, Paese dall’altra parte del mondo.
Ciò che a gennaio mi ha spinto a raccogliere questa proposta è stato il desiderio di vivere esperienze nuove e autentiche; allargare lo sguardo su una cultura ignota e arricchire il mio percorso di fede, incontrando una Chiesa dal volto giovane e diverso.

NELLA CAPITALE
Una volta atterrati a Phnom Penh, la capitale, i primi giorni abbiamo avuto l’opportunità di conoscere a fondo la storia recente della Cambogia, visitando diversi memoriali e luoghi significativi. La nazione negli anni Settanta ha sofferto un sanguinario regime comunista e più di un quarto della sua popolazione è stato sterminato brutalmente. È stato struggente e toccante visitare un carcere e un campo di sterminio, osservando da vicino la sofferenza e la morte che hanno segnato profondamente il popolo cambogiano.
Nel frattempo, abbiamo accompagnato padre Alberto Caccaro, sacerdote del Pime, il Pontificio istituto missioni estere, e professore di Teologia, che svolge il suo servizio nella metropoli. Con lui abbiamo partecipato alla Messa in diversi istituti religiosi, tra cui una casa delle Missionarie della Carità, che accoglie bambini orfani o abbandonati dalle famiglie, alcuni recuperati neonati dall’immondizia.
La città appare da subito davvero caotica, soprattutto per il traffico senza regole, abbastanza sporca e disordinata. Si nota immediatamente la contraddizione tra le zone più esclusive, in cui si stagliano grattacieli moderni e insegne del lusso, e le zone popolari, costellate da piccole botteghe, costruzioni umili e affollate.

I VILLAGGI POVERI
I giorni successivi ci siamo spostati nella prefettura di Kampong Cham, ospiti di padre Paul Sunil, un altro missionario che ha studiato in Italia. Abbiamo visitato le sue numerose parrocchie e strutture. In Cambogia il numero di cattolici è davvero irrisorio, circa ventimila, e le chiese offrono aiuto e vicinanza a tutti coloro che sono in difficoltà.
La maggior parte della popolazione è buddista, così come le persone assistite dai missionari. Molte parrocchie comprendono asili, scuole di ogni grado e ostelli; ai giovani è permesso di studiare gratuitamente nelle scuole cristiane ed essere ospitati negli alloggi. Infatti, nei villaggi, non tutti hanno la fortuna di poter raggiungere facilmente una scuola e la chiesa locale cerca di andare incontro a questo bisogno urgente. I ragazzi, nonostante molti non siano battezzati, nel loro tempo libero partecipano solerti alla Messa e ai momenti di preghiera. Con padre Sunil abbiamo anche attraversato i villaggi più poveri, con abitazioni rurali sprovviste di ogni comfort, consegnando generi alimentari alle famiglie in difficoltà economica.

UNA CHIESA GIOVANE
Le comunità cristiane sono giovani, molte sono costituite da immigrati vietnamiti, che vivono in condizioni precarie rispetto a noi occidentali.
I cambogiani buddisti sono molto legati alla ritualità dei loro culti tradizionali, che costituiscono inoltre un forte elemento identitario di questo popolo, per cui sono restii a convertirsi definitivamente a una nuova confessione religiosa.
Al contrario dell’Italia, i sacerdoti faticano a impegnare pienamente il loro tempo e cercano di raggiungere i più giovani attraverso la formazione e l’accoglienza. Nonostante ciò, partecipando alla celebrazione della domenica, ho percepito nelle persone molta convinzione, entusiasmo e gioia nel riconoscersi uniti dalla stessa fede, con una cura attenta alla liturgia e ai canti, respirando un senso di comunione e appartenenza autentiche. Accompagnando i missionari, abbiamo potuto osservare personalmente la loro vita in Cambogia e sperimentare un modo diverso di essere Chiesa.

UNA STORIA ANTICA
Abbiamo inoltre avuto diversi giorni per visitare anche la provincia di Kampong Thom con padre Franco Legnani, sacerdote originario di Saronno, ascoltando la testimonianza di una sopravvissuta cristiana alle persecuzioni comuniste.
Ci siamo spostati poi direttamente a Siem Reap per visitare gli splendidi templi, tra cui il famoso Angkor Wat, costruiti durante l’impero Khmer. È stato affascinante conoscere la storia antica di questo Paese, che si è rivelato sempre più sorprendente.
La Cambogia è una nazione stupenda, ma ciò che la rende unica sono i suoi abitanti. È davvero vivace, giovane e dinamica. Le persone che abbiamo incontrato sono state cordiali e molto accoglienti, nonostante tutte le difficoltà che affrontano quotidianamente. Nella loro piccola o grande povertà, non hanno mai fatto mancare la generosità che le contraddistingue nella semplicità con cui vivono. Mi chiedo se, dopotutto, non siamo noi i veri poveri; forse abbiamo smarrito la capacità di essere felici per le piccole cose di ogni giorno, affannandoci di continuo per ciò che non abbiamo ancora.
È stata decisamente un’esperienza unica, irripetibile e indimenticabile. Quello che provo nel cuore è una profonda gratitudine. È lungo l’elenco di chi ha reso speciale queste settimane: i loro volti, i sorrisi, le storie, gli incontri… Mi sento in dovere di ringraziare il Seminario per avermi permesso di vivere questi momenti e coperto parte delle spese, i sacerdoti e religiosi che ci hanno accolto e ospitato con estrema gentilezza, i miei compagni di viaggio che hanno animato ogni istante, la mia parrocchia di Cogliate, per aver contribuito ai costi del viaggio e tutti coloro che mi hanno sostenuto e accompagnato, anche solo con il pensiero e la preghiera. La riconoscenza più grande è verso nostro Signore, che rende fecondo e speciale il mio cammino, donandomi sempre nuove occasioni di amare gli altri e scoprire la bellezza della vita.

Tratto dal numero 10 (Ottobre 2026) di “Fiaccola”