Candidati

Nel motto la fede viva e operosa di Ambrogio

Il motto con il quale i candidati hanno scelto di farsi accompagnare verso l’ordinazione e poi nel ministero, non è, come da tradizione, tratto dalla Bibbia, ma da un testo di sant’Ambrogio, copatrono della nostra Diocesi, a sottolineare il profondo legame con la Chiesa di Milano.
Placeholder
Icona Fiaccola

Cristo è tutto per noi (in latino: Omnia Christus est nobis) è il motto dei preti ambrosiani 2026, tratto non dalla Sacra Scrittura, ma da un testo di sant’Ambrogio, il De Virginitate. Durante i primi due anni di Seminario, il 7 dicembre, al termine del pontificale di sant’Ambrogio, proprio davanti alle spoglie del santo patrono, i candidati al presbiterato hanno pregato con le parole di questo testo insieme all’Arcivescovo. E poi, per tutti i giorni della loro vita, ritroveranno questo brano, inserito all’interno dell’Ufficio delle Letture ambrosiano.
Ci sono quattro aspetti che possono far comprendere l’importanza di queste parole ambrosiane, Cristo è tutto per noi, che hanno catturato l’affetto dei futuri preti.

L’UNICO VERO VALORE
I candidati, al termine del loro cammino di discernimento vocazionale, vogliono comunicare alla Chiesa e al mondo che hanno trovato in Cristo l’unico valore della loro vita. Tanti altri valori cercano di imporsi come criterio di misura della vita: il benessere fisico, l’equilibrio psicologico, l’appagamento affettivo, la disponibilità economica, il riconoscimento sociale… Eppure, ognuno di questi valori, nel momento in cui pretende di essere l’ultimo, fa sentire inappagati, giudicati e schiavi. I futuri sacerdoti non disprezzano tutti questi aspetti della vita, ma hanno trovato in Cristo l’unico e ultimo criterio di misura: lui solo può renderli soddisfatti, liberi e felici nella salute, nell’amore, nella povertà e nella ricchezza, nel successo e nell’insuccesso. Con san Paolo, insieme a sant’Ambrogio, potrebbero ripetere: «Per me vivere è Cristo e morire un guadagno» (Fil 1,21).

PRESENZA VIVA DA AMARE
Cristo non potrebbe essere il valore ultimo della vita, se fosse solo quel nome che rimane sullo sfondo delle azioni pastorali, come l’etichetta della ditta per cui si lavora. Cristo è, invece, per i futuri preti una presenza viva da amare, che non si smette mai di comprendere e di sorprendere attraverso le vicende della storia, perché – come direbbe ancora san Paolo – il suo amore supera per «l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità » (Ef 3,18) ogni conoscenza raggiunta. Fu questa anche la scoperta di sant’Ambrogio: man mano che la vita mette davanti a nuovi bisogni (la fame, la sete, la malattia, il pericolo, la tentazione), si possono scoprire nuove e sorprendenti profondità dell’unico Cristo.
Così, i nuovi candidati non avranno paura di confessare le proprie fragilità e di andare incontro alle fatiche di ogni uomo, qualsiasi sia il genere, la lingua, la condizione sociale. I bisogni dell’umanità sono, infatti, la via per scoprire le inesauribili e vive dimensioni dell’unico Cristo. In ogni necessità cercheranno e attenderanno di trovare il medesimo volto, sempre nuovo e sempre fedele, dell’unico Amato.

L’ANNUNCIO
I nuovi preti, di fronte ai bisogni di un mondo che va troppo veloce e di una Chiesa che è sempre indietro rispetto al suo Signore, scelgono di annunciare anzitutto il tesoro più prezioso: Cristo stesso. Potranno ripetere ancora con Paolo, insieme a sant’Ambrogio, «di non sapere altro se non Gesù Cristo» (cfr. 1Cor 2,2). In effetti, si troveranno davanti una struttura organizzativa delle parrocchie e degli oratori in rapida e continua evoluzione. Di fronte a questi cambiamenti, i candidati si mettono in ascolto dello Spirito nei segni dei tempi, senza lasciarsi accarezzare dal vento del mondo: più questo soffia, più vorranno radicarsi sull’essenziale. Si potrebbe dire che intendono essere tra la gente nella posizione in cui si trovano al momento della comunione nella S. Messa: pongono la presenza viva di Cristo tra sé e le persone che incontrano, perché tutto il resto venga di conseguenza.

TUTTO NELLE MANI DI CRISTO
Nel mezzo di ogni vicenda drammatica e dolorosa, i futuri presbiteri potranno anzitutto affermare che tutto è nelle mani di Cristo. Le iniziali di ogni strofa del loro inno formano la prima parola della versione latina del motto (Omnia). Ciò fa pensare che per comprendere il senso di certe circostanze, soprattutto delle più dure, occorrerà attendere con pazienza la fine del canto della vita. Eppure, anche nel mezzo del cammino, prima ancora di comprendere tutto, si può con fede affermare con Paolo, dietro sant’Ambrogio, che «Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,24): egli possiede il senso ultimo di ogni cosa e riesce a cavare il bene anche dall’abisso del male.
Questo motto, anche se non è tratto dalla Scrittura, contiene in sé la profondità delle Scritture, così come sono state meditate ed espresse in modo vivo dall’esperienza di Ambrogio. Ci solletica la speranza che questi diaconi, così affezionati alla tradizione ambrosiana, come indica anche l’immagine scelta per il tableau (la “raza”, il sole della vetrata centrale dell’abside del Duomo), sapranno comunicare alla nostra Chiesa una fede viva e operosa, come fu quella del nostro padre Ambrogio, porgendo a chi li accosterà una roccia, l’unica, su cui appoggiare ogni aspetto della vita: Cristo, che è tutto per noi.

Tratto dal numero 5 (Maggio 2026) di “Fiaccola”